domenica 5 maggio 2013

Forse domani


Mi chiamo Penelope e l’ ho lasciato. Ho preso un appartamento, ho portato lì i miei vestiti, la biancheria, persino le ciabatte. Ho riempito gli armadi sconosciuti, ho foderato di arancio il divano in cucina, ho messo i cuscini alle sedie e una tovaglia fiorita al tavolo dove pranzo. La notte sto sveglia e leggo fino all’alba. Quando ci riesco, dormo sul divano in salotto, con i finestroni del balcone spalancati perché fa troppo caldo. Le mie parole travasano significato direttamente al suo cuore: “Prometto…nel silenzio proverò ad asciugare le tue lacrime e a soffocare la mia rabbia e il dolore”.
Con il cuore in mano, un guizzo di speranza negli occhi e il desiderio vivo,
arriva ogni giorno con il suo pezzetto di fiducia. Bussa alla mia porta.
Gli apro ed aspetto che entri. Si siede in cucina, accavalla le gambe, accende una sigaretta e non parla, ma il suo silenzio mi supplica di perdonare, di dimenticare, di guardare avanti. Io, invece, vado col pensiero lontano, da colui che non torna mai. Me lo immagino seduto di fronte a me ed io che sorrido e gli stringo le mani nelle mie, con la stessa supplica, lo stesso pezzetto di fiducia. Ma lui non c’è nel mio sguardo, nei miei gesti quotidiani, nei miei discorsi. Ho allenato la mente a non pensare, a non volere, a non parlare ma lui, lo stesso, ritorna nei miei pensieri e nei miei occhi. E ogni volta, guardo davanti a me piena di speranza ma è inutile. E’ lì ma non è lui, lui non c’è. Preparo il caffè e glielo porgo. Lo guardo negli occhi e capisce. Beve il caffè e lascia andare le braccia lungo i fianchi. “Forse domani…”, dico, come se lo dicessi a me stessa, mentre sistemo la tazzina e la busta del caffè nell’armadietto accanto ai fuochi. Si accontenta, si alza e se ne va senza dire una parola. Allungo una mano per salutarlo, vorrei dirgli grazie ma non posso. Apre la porta e sparisce. Ritorno nella piena solitudine. Faccio e disfo i miei pensieri in continuazione. “Lui c’è”, ripeto a me stessa a voce alta, “Lui è qui”, ma le mie orecchie non vogliono sentire.
Mi sembra di soffocare. Ho bisogno di prendere aria e mi affaccio in balcone. Lo rivedo lì sulla sua moto. Mi guarda da lontano e non vuole andare via. Vorrei gridargli di tornare su ma mi sembra di non avere una voce e, alla fine, lo lascio andare via veloce.
Domani tornerà. Forse domani…

Mirella Parisi

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